Dice un amico di Altrapsicologia, Massimo Recalcati: “fare gli interessi della collettività è percepito oggi come un abuso di potere contro la libertà dell’individuo. Un forte vento spira contro la funzione simbolica delle istituzioni”.
Il punto centrale per Altrapsicologia è l’assunzione di responsabilità per chi amministra. Riteniamo ci possa infatti essere propriamente un’istituzione solo là dove il godimento individuale sia in qualche modo limitato a favore di un interesse collettivo, ritenuto superiore. Partecipare ad una comunità significa non poter fare ciò che si vuole; l’istituzione, come la legge, introduce per sua natura dei limiti all’anarchia del godimento individuale.
Operare con l’ambizione di fare dell’Ordine un’istituzione, implica quindi una responsabilità pesante, quella di agire per l’interesse prevalente non di ogni singolo, ma di una comunità, la nostra, quella degli psicologi.
Molti si chiedono come sia stato possibile che Ap nello scorso quadriennio abbia promosso relazioni istituzionali inedite e funzionali. Nessuna magia: promuovere la professione significa in fondo individuare direzioni di sviluppo, e quindi adottare criteri che distinguono ciò che è migliore. Non esiste istituzione attiva che non implichi una presa di posizione di questo genere.
Individuare e fare rispettate tali criteri di qualità che tutelino la collettività, non solo degli psicologi di fronte alla perversione che obbligherebbe l’istituzione al suo annullamento per permettere che nell’ombra che segue al suo tramonto ogni singolo possa godere di un godimento senza limiti, che consumi la comunità stessa consentendo tutto a tutti implica un’enorme responsabilità, ed espone a feroci attacchi di fronte ai quali abbiamo perso queste elezioni.
Restiamo convinti però che solo questa posizione permetta un’assoluzione piena del ruolo dell’istituzione intesa come terzo, come riferimento rispetto alle prassi individuali che con tali criteri e parametri di qualità si devono se non altro confrontare. Si pensi al ruolo dell’Ordine in termini di indicazione di linee guida nel rapporto formativo tra una Scuola di Psicoterapia privata e i suoi allievi.
Ma il migliore esempio è quella deontologia professionale il cui rispetto è un obbligo e la cui amministrazione è delegata all’Ordine dalla legge. Le terapie riparative, la natura della psicanalisi, il diritto alla salute e quello alla trasmissione del sapere… È inevitabile che nella “buona” amministrazione si ponga una responsabilità, un dovere nel tracciare una distinzione tra ciò che è giusto o migliore e ciò che è sbagliato o peggiore… è una delicatissima funzione deontica, di giudizio, dalla quale non ci siamo mai sottratti. E’ ciò che sta alla base di alcuni prodotti tipici degli Ordini, le linee guida, ma anche ciò che permette ad un’attività di promozione di essere efficace, individuando direzioni di sviluppo per la professione, esempi e buone prassi da perseguire e indicare ai giovani colleghi come riferimenti.
La realtà è variegata, non tutti gli psicologi sono uguali, non tutte le prassi sono equivalenti, non tutte le vacche sono grigie, identiche come nella notte hegeliana. E’ il grido del perverso: via Altrapsicologia! Tutti gli psicologi sono uguali! Tutte le prassi vanno bene! Non sono d’accordo con la deontologia! La legge va cambiata! Molti auspicano il ritorno ad un ente inutile, inerte, fermo, indifferente. Basta impedire del resto ogni distinzione e ogni progresso guidato dalla qualità si fermerà all’instante.
Se questo accadrà o no dipenderà dall’attuale maggioranza.
La tutela della professione rappresenta un secondo naturale ambito di estremo interesse per AP. Essa è ben lungi dall’essere una sequenza di sterili denunce penali. Si tratta di una costante dazione di valore ad un atto etico, quello di riconoscimento del valore della competenza e preparazione necessaria e sufficiente per operare per il benessere psicologico del paziente e delle comunità. A fronte di questo, del riconoscimento del valore della l.56/89, di una preparazione i cui tempi e luoghi sono decisi da un Altro, non certo quindi autoreferenziali, su questa base ogni anno circa seimila studenti in psicologia e quattromila futuri psicoterapeuti in Lombardia scelgono di intraprendere fatiche e sforzi di ogni genere per sentirsi autorizzati ad occuparsi di quanto esiste di più delicato e fragile nell’essere umano. Essi l’Ordine deve tutelare, essi abbiamo tutelato, insieme alla comunità dei pazienti attuali e potenziali.
Mauro Grimoldi