Gentili colleghi, cari amici.
Sono Mauro Grimoldi. Mi scuso se leggerò questo intervento, ma è la prima volta che parlo pubblicamente di un amico che da pochi mesi non c’è più e sento che non potrei fare diversamente se non facendomi aiutare da parole che siano già scritte.
Siamo qui riuniti oggi per raccontare un sogno. E’ questo un sogno che ha avuto la dote rara di essere contagioso, di diventare comune a più persone, di farsi eredità, capacità di trasmettere un desiderio che dall’essere di uno solo diventa di molti.
Il convegno di oggi dirà del contenuto di questo sogno, fatto di un ideale etico di pace — e al tempo stesso di scienza, di competenza, di serietà. Il mio compito è breve, volendo dire a voi qualcosa del sognatore che ha ispirato questo tema; qualcosa di Giuseppe e dell’eredità che ci ha lasciato; a noi, suoi compagni di ideali e oggi a voi, che ascolterete qualcosa di ciò che è stato al centro della vita e del desiderio di Giuseppe.
Non era però un politico, Giuseppe, lo diceva sempre. E’ vero, era altro, era di più e forse di meglio. Non aveva voluto un ruolo istituzionale in questa consigliatura dell’Ordine degli Psicologi, eppure ne ha ispirato dal profondo le migliori virtù di etica, condivisione, spirito di collaborazione, solidarietà.
Noi, suoi amici, siamo stati i primi ad avere condiviso l’idea che uno psicologo fosse anzitutto un soggetto capace di farsi cemento, collante sociale, capace di produrre una vertigine, il bisogno di una trascendenza, in una parola: la capacità di riconoscere, senza retorica, l’amore come concetto tecnico, dinamico, come posizionamento dentro di se della domanda dell’Altro.
L’idea di comunità, di comunanza ha la stessa radice etimologica del concetto anglosassone e moderno di community, di comunità virtuale eppure più reale della realtà nell’essere capace di produrre relazioni, di produrre pace, di produrre solidarietà e, in fondo, alla fine, amore. Giuseppe per questo amava la tecnologia, per questo diceva che la gestione di un portale oggi non si distingue dalla gestione stessa di un’istituzione, che ciò che si comunica, ciò che si condivide è ciò che si è. Sul sito internet www.opl.it lui si incaponiva cercando di spiegare, a me presidente cosa significava cosa poteva essere questo strumento per tutti noi, il valore della democrazia diretta, della partecipazione attiva e della costruzione di un gruppo professionale solidale e coeso. Tuttora, ed è questo un pensiero personale il più grande limite alla diffusione della psicologia, una bellissima scienza e forse perfino un’arte sono le scissioni che così spesso ci segnano. Penso alla responsabilità etica delicatissima dei formatori verso i giovani ma anche a quei colleghi che svendono le competenze della professione a chi esercita abusivamente la nostra delicatissima professione.
Nessuno di noi si è mai potuto permettere di litigare senza che arrivasse Giuseppe a cercare quella mediazione che rappresentava a volte un telos che appariva irraggiungibile. A noi ma non a lui.
La sua passione aveva un prezzo altissimo, un prezzo che non potevamo immaginare. Giuseppe a 36 anni è uscito di casa una mattina e ha salutato la sua famiglia senza più tornare. Era un uomo che aveva la grazia speciale di sapere vedere il buono in ciascuno. Voleva servire la comunità, a nostra comunità professionale e lo ha fatto. Voleva dimostrare il potere della comprensione dell’altro, e ha reso con questo il migliore servizio possibile a tutti e a ciascuno di noi.
Quando ho incontrato Girolamo Lo Verso, uno dei padri della gruppoanalisi, e gli ho detto: “stiamo lavorando per la qualità della nostra professione” lui mi ha risposto: “non puoi sapere quanto questo può essere pericoloso”. E’ un uomo saggio e colto, e aveva ragione. Ma il futuro della professione di una professione così giovane come quella di psicologo non appartiene ai timidi ma ai pionieri; noi tutti siamo in fondo pionieri; e certamente Giuseppe aveva un’idea precisa e il coraggio di battersi per essa. Non c’era altra vita possibile per lui.
Ai colleghi voglio promettere che continueremo il lavoro di Giuseppe. Ci saranno altri e nuovi strumenti tecnologici per comunicare, per tutelare la qualità di una professione che ha nella gestione dei conflitti intrapsichici ed interpersonali un’effettiva centralità, ci saranno nuovi e più etici modi per lavorare e per formare nuovi colleghi pronti ad affrontare le sfide del futuro.
Certo, lo ammetto, troppo spesso mi ritrovo a pensare cosa direbbe Giuseppe, così affascinato dalle novità e dalle forme della comunicazione, della nuova e bellissima “app” per Iphone e Android che voleva realizzare per il “suo” Ordine e che oggi sta vedendo la luce. Il fatto è che penso che lui, più di me, più di tutti meritasse di sbirciare cosa c’è dietro l’angolo, di vedere un pezzo di futuro. Ma forse gli oggetti destinati a noi, alla nostra comunità, le idee, questo è il modo che ha trovato Giuseppe di esserci, con noi, oggi. Di sicuro sarebbe d’accordo con quello che Frank Sinatra ha voluto come suo epitaffio, e che trasmette un’incrollabile fiducia nel futuro, forse proprio perché inciso su una lapide: “the best is yet to come“, il meglio deve ancora venire. Di sicuro, Giuseppe, il futuro per noi, sarà un regalo.
Colgo l’occasione per ringraziare i consiglieri dell’Ordine Carlotta Longhi e Francesca Urciuoli per l’organizzazione di questo momento; sono certo le parole di oggi avranno la forza di far rivivere il sogno di Giuseppe e forse perfino di risuonare in alto, su fino al sognatore. Ringrazio anche il Professore e Past President di OPL Enrico Molinari e l’Università Cattolica per l’aiuto organizzativo, per questa splendida sala che ci permette di celebrare al meglio questa occasione. Ringrazio infine anche tutti quelli che hanno partecipato oggi e i moltissimi che hanno salutato l’iniziativa con un “mi piace” su facebook, anche perchè sicuramente Giuseppe sarebbe stato il primo a contarli, sorridendo e stupirsi, onorato di questa attenzione, di questa condivisione di cui oggi lui si fa strumento.
Stai qui e guardalo con noi. Ve lo presento, per qualche secondo, in un video di poco tempo fa: Giuseppe.
Mauro Grimoldi