Un esperimento che brutalmente lo dimostra e che oggi non passerebbe le commissioni etiche di nessun ospedale ma che viene sovente ricordato in letteratura è senz’altro quello di Federico II di Svevia nel secolo XIII. Egli voleva infatti scoprire se i neonati parlassero la “lingua originale”, “la lingua di Adamo”, escogitando un esperimento crudele quanto emblematico: “A questo scopo tolse dei bambini appena nati alle madri e li affidò a delle nutrici, a cui era stato ordinato di accudirli in tutto ma senza mai parlare. Salimbene racconta che i bambini dapprima intristivano, e poi morivano”.
L’uomo non esiste se non in relazione con l’Altro, in una cornice piena di significato, di affetti, di relazioni, di senso. L’uomo da solo perde di senso, non esiste. Muore. Non c’è salute, senza salute psichica.
Credo che questa consapevolezza abbia determinato le nostre azioni in questi anni cercando un punto di contatto tra esigenze sociali e una comunità professionale.
Quando ci siamo incontrati è stato intorno ad un orizzonte valoriale che abbiamo profondamente condiviso con il Comune, e che ha a che fare con la solidarietà, il bisogno di salute, la sussidiarietà.
Abbiamo creato una rete tra l’Ordine e il Comune che si è occupata di rendere la psicologia accessibile ai cittadini in difficoltà, e già stiamo esportando questo modello di sussidiarietà concreta in altre città, in attesa, una volta dimostrata l’utilità, di proporlo alla regione come servizio indispensabile.
Abbiamo realizzato insieme un fumetto da destinare agli adolescenti come strumento di prevenzione e sensibilizzazione al bullismo e ai disturbi alimentari, e li abbiamo portati a tutti gli adolescenti di Milano, in 60.000 copie.
Abbiamo cercato un’interlocuzione con la Regione sul tema dei minori autori di reato, che raramente vengono privati della libertà, e rispetto ai quali la sicurezza sociale è affidata ad una diagnosi e ad un intervento psicologico ed educativo corretto.
Siamo tecnici, non ce lo dimentichiamo. Se vogliamo, orgogliosamente tecnici. In questa veste ci interessa la modernità e il tema dei valoria, per fornire risposte concrete.
In questo ambito, quello dei diritti, abbiamo cose da dire. Possiamo essere o no d’accordo sul matrimonio omosessuale, ma credo che nessuno ad esempio negherebbe ad una persona malata la possibilità di essere assistita da chi ama, maschio o femmina che sia. Sapendo questo abbiamo affiancato e sostenuto il Comune di Milano fino all’apertura di una Casa dei Diritti che rappresenta una svolta fondante.
Quali conseguenze ha un bambino dal fatto di crescere in una coppia omosessuale? Di solito la risposta è: io non sono d’accordo. Ma se al di là dell’accordo o del disaccordo ci si interrogasse sulla letteratura scientifica? E’ poi vero che i dati non sono conclusivi?
La sofferenza e lo stigma derivante da una scelta sessuale può essere gravemente invalidante e portare al suicidio. Un mio giovanissimo paziente attende di uscire da scuola che tutti siano usciti prima di lui nel timore che da una sua movenza i compagni ne possano indovinare l’orientamento omosessuale.
Abbiamo in mente strumenti di prevenzione per questo tipo di disagio e un orientamento sui valori condivisi.
Quale può essere la reazione di una donna che subisce violenza da parte del proprio compagno eppure che con pervicacia oltre ogni buon senso vuole credergli ancora, o di un’altra che decida di abortire ma cui il medico spieghi che è prevista la sepoltura di un feto o magari di un embrione di 3 settimane?
La legge 194 sull’aborto, la 40 sulla PMA, la diffusione di procedure per ridurre il dolore del parto e le sofferenze dei malati terminali.
Sono temi intensamente etici e di conseguenza politici, ma anche profondamente psicologici. Da qui può venire qualche utile risposta in grado di influenzare le scelte affinché non si trasformino in punizioni mascherate.
Pensiamo sia imperativo recuperare questi temi a affrontarli sulla base delle ricerche, senza preclusioni.
Ci siamo battuti in questi anni contro le terapie riparative di Joseph Nicolosi, che partono dall’assunto che l’omosessualità sia una malattia, incompatibile con uno sviluppo sano e contro tutte le pratiche “pseudo-scientifiche” che promettono aiuto e di cura e producono invece il protrarsi di sofferenze evitabili.
Sono oggi qui a dire: la nostra comunità professionale è qui, presente e consapevole della tentazione sempre presente di mettere fuori da sé le proprie paure più profonde:
di incapacità – il barbone nel parco,
di non integrazione – il diverso,
di fragilità – l’handicappato,
di diversità – l’omosessuale, per aggredirlo e far così tacere, anche se per poco i propri timori più profondi.
Siamo qui, e ci siamo per difenderci, insieme al Comune di Milano e alla Comunità civile.
Mauro Grimoldi