Dal Sudafrica una ricetta per la promozione di leadership al femminile e parità di genere

di Roberta Cacioppo

Il Sudafrica è un Paese tanto bello quanto complesso, in cui il desiderio di miglioramento prende forme spesso ben più progredite di quanto succeda in tanti altri territori che si ritengono appartenere al “primo mondo”.

Noto soprattutto per la figura di Nelson Mandela e per la dolorosa storia dell’apartheid, è un luogo ricco di contraddizioni a loro modo affascinanti. Moderne infrastrutture accanto a baraccopoli, o villaggi in cui elefanti e leoni vivono letteralmente insieme a esseri umani, 3 diverse capitali, 11 lingue ufficiali, più di 10 religioni differenti (animismo compreso), una popolazione costituita da africani neri, bianchi, asiatici e coloured (meticci).

Se politicamente la situazione è piuttosto stabile da poco più di un ventennio (solo nel 1994 ha avuto le prime elezioni democratiche), il Paese sta ancora cercando la propria strada. La determinazione e l’ottimismo che hanno infiammato la lotta per la liberazione durante il secolo scorso, devono infatti fare pesantemente i conti con una realtà molto dura e complicata, caratterizzata da sacche di violenza, disoccupazione, problemi sanitari.

E il Sudafrica è anche:

… un Paese fatto di persone volenterose, puntuali, ambiziose, socievoli.

… un Paese che pubblica una rivista intitolata “Leadership”, la cui redazione è composta da 9 donne su 12, e che ha pubblicato l’ultima edizione raccontando storie di successo al femminile, perché in Sudafrica agosto è il mese della donna.

… un Paese che promuove la parità di genere (qualsiasi esso sia!) nel luogo simbolo del Capo di Buona Speranza, dove si incontrano 2 oceani, dove un tempo gli impavidi arrivavano alla conquista nel mondo.

… un Paese che possiede l’African Leadership Academy: un luogo che ha l’ambizione di creare la nuova classe dirigente economica e politica del Paese, accogliendo – tra i vari progetti disponibili – i ragazzi già dai 13 anni. La maggior parte di quelli che entrano ad ALA hanno tra i 16 e i 19 anni: 200 studenti provenienti da più di 30 Paesi. Frequentano i due anni di accademia finite le superiori, e solo dopo vanno all’università. Quelli scelti non devono solo dimostrarsi capaci, ma anche di essere attivi all’interno delle loro comunità. L’istituto attira ragazzi dalle provenienze più svariate, sia ricchi che poveri. Alcuni hanno un’infanzia regolare e serena alle spalle, ma ce ne sono molti altri che si ritrovano un passato traumatico.

Cerchiamo di trasformare l’Africa sviluppando una potente rete di oltre 6.000 dirigenti che lavoreranno insieme per affrontare le maggiori sfide del continente, ottenere straordinari impatti sociali e accelerare la crescita dell’Africa”

Sito internet ufficiale

Forse è proprio vero che le crisi, quelle vere, profonde, laceranti e dolorose facilitano la messa in moto di risorse – anche collettive – più creative, funzionali e influenti?