Care deontologia e tutela professionale, che fetta di bilancio dell’Ordine vi meritate?

di Roberta Cacioppo

Se pensi come la maggioranza, il tuo pensiero diventa superfluo.

Paul Valéry

Ormai da più di 3 anni siedo <<all’opposizione>> nel Consiglio dell’Ordine della Lombardia, e cerco di non stare zitta né dentro, né fuori dalle riunioni. Dovere di rappresentanza! 😀

Oggi vorrei proporre qualche riflessione sul bilancio di previsione per il 2018. La premessa sostanziale è che il bilancio di previsione è l’espressione concreta della volontà politica di chi governa. Attraverso di esso si decide come distribuire la disponibilità economica dell’ente sulle varie voci, evidentemente privilegiandone alcune e limitandone altre.

Ad oggi, i compiti a cui è tenuto l’Ordine degli psicologi sono delineati all’interno della nostra legge professionale, che all’articolo 12 comma 2 propone un elenco di attribuzioni, riconducibili sostanzialmente a 3 ambiti:

  • Amministrazione dell’ente (economica e di tenuta dell’albo)
  • Vigilanza per la tutela del titolo professionale e relativa proposta di attività dirette a impedire l’esercizio abusivo della professione
  • Funzione deontologica

È evidente che un Ordine numeroso come quello della Lombardia ha una disponibilità economica non indifferente, che va gestita in base al dettato normativo, ma che può contemplare anche margini di libertà. In questo siamo fortunati. Nella decisione della direzione in cui muoversi e del modo di farlo, sta il precipitato del pensiero politico di chi – ad ogni Consigliatura – governa l’ente. In questo ritengo, negli ultimi anni, di definirmi un po’ meno fortunata: i tentativi di impronta politica tentati da noi del gruppo di opposizione sono sistematicamente falliti.

Quello che succede in Lombardia dal 2014, cioè da quando si è insediata l’attuale maggioranza, è che le risorse per le questioni che a mio parere rimangono fondamentali vengono stanziate solo in minima parte.  

Prendo come riferimento l’ultimo bilancio di previsione (quello per il 2018) recentemente approvato. AltraPsicologia – in sede di Consiglio – ha votato “contraria” all’approvazione proprio per l’evidente mancanza di vision politica, così come da 3 anni a questa parte, del resto.


Che ne dite di un ordine che di tutte la proprie risorse investe l’1,43% (47.647 euro) per “vigilanza del titolo professionale” e il 4,2% (140.564 euro, di cui una buona fetta per ben 2 avvocati) per la deontologia?


Mi irrito ancora di più se penso che un sesto delle uscite totali (il 15%, cioè 503mila euro) finisce direttamente nella borsa del Consiglio Nazionale (CNOP), del quale non so praticamente nulla. Mi arrivano saltuariamente newsletter molto divulgative e dall’apparenza ben poco concreta – cioè non si capisce effettivamente quali risultati ci stiamo portando a casa rispetto al posizionamento della professione sulle “questioni di rilevanza nazionale” (cit: legge 56/89) -. Certo è che il mio presidente regionale mi informa di quanto si discute al CNOP, ma a sua discrezione: non ho mai visto uno straccio di ordine del giorno delle riunioni nazionali – lo abbiamo chiesto più volte -, nonostante io sia una psicologa iscritta e per di più una Consigliera del mio Ordine regionale. Aggiungo: avevo partecipato a una riunione promossa dall’Osservatorio nazionale di Deontologia – e non è nemmeno stato facile: ho dovuto scalpitare parecchio -, di cui ormai non so più nulla da 2 anni esatti. Eppure il CNOP dovrebbe occuparsi primariamente del Codice Deontologico, e nello specifico di predisporlo e aggiornarlo (legge 56/89 art. 28 comma 5).

Chiudo rilevando che un bel 30% (sic!) delle risorse di OPL viene spalmato nei capitoli “istruzione e orientamento”, “promozione e cultura psicologica”, “sviluppo professionale”, “politiche per il lavoro e la formazione”. Ho sempre sostenuto la necessità di far emergere e crescere la professione attraverso l’acquisizione di competenze, e la promozione della professione nelle sue varie declinazioni, ma quando me ne sono occupata direttamente facevo parte di un’associazione culturale di colleghi, non ero Consigliera di un Ordine.

  • Ci mettiamo a fare formazione ai colleghi? Certo: OPL è anche diventato provider ECM!
  • Facciamo concorrenza ai nostri stessi iscritti? Anche questo è certo, ed evidentemente il confronto è molto impari.
  • Ci sostituiamo alle azioni che dovrebbe fare l’ordine nazionale sull’intero territorio italiano? Certo anche questo, oltretutto rincarando la distanza di opportunità tra un ordine grande come il nostro e quelli (molto) più piccoli, che non hanno risorse.

A scanso di equivoci: ritengo sia cosa buona che un Ordine professionale si occupi di questi temi, ma nella mia vision potrebbe farlo di più proprio utilizzando i cardini della tutela e della deontologia.

Uno psicologo che sia ben formato sulla deontologia diventa lo strumento migliore per se stesso e per la categoria intera.

Uno psicologo che abbia consapevolezza profonda di cosa sia la tutela professionale si sentirà meno minacciato e si muoverà più sicuro nel mondo del lavoro.