All’OPL la deontologia è in sofferenza.

di Roberta Cacioppo e Mauro Grimoldi

Per l’impatto che ha sui colleghi e sui cittadini, la deontologia è uno dei compiti più importanti e delicati che un Ordine professionale porta avanti.

A oggi, per legge, sono gli stessi consiglieri dell’Ordine che votano per l’apertura di un procedimento o per la sua archiviazione, che sentono i colleghi in consiglio e stabiliscono la graduazione dell’eventuale sanzione (avvertimento, censura, sospensione e, in casi estremi, la radiazione).

La possibilità di errore, la leggerezza, la decisione arbitraria o “politica” avrebbe il sapore di un’iniquità perpetrata ai danni della comunità intera, non solo del singolo collega di cui si valuta l’operato.

Nel tempo dell’OPL di Bettiga, è proprio la funzione deontologica a trovarsi in grave crisi. Sin dall’insediamento nel 2014, è sempre stata una delle note più dolenti, con ben quattro interrogazioni dell’attuale opposizione sul tema. In effetti con un presidente che sostiene che “l’etica sia un fatto individuale” (frase pronunciata al suo discorso di insediamento) è comprensibile che ogni norma collettiva vada in crisi (vedi qui una nostra precedente interrogazione proposta in Consiglio, formulata in questo caso da Valeria La Via per il gruppo di AltraPsicologia)).

Pur di fare per conto proprio, senza le risorse del gruppo di opposizione, Bettiga raddoppia le consulenze legali: la maggioranza deve cavarsela da sola, capisce di non averne i mezzi e corre ai ripari. Tanto che all’Osservatorio Nazionale Deontologia ci va… il consulente legale! Cioè: la seconda regione italiana per numero di iscritti, la prima per numero di casi trattati all’anno, non ha un proprio rappresentante come membro dell’osservatorio nazionale. Bettiga in consiglio non rileva il problema, ma si limita a negare di avere avuto qualche ruolo in questa scelta. Sarà pudore, sarà vergogna? A noi sembra comunque inaccettabile.

Il rischio, con questi consulenti legali in sovrannumero e sempre più influenti, è un severo appiattimento della deontologia sul piano della norma giuridica. Questo si verifica in commissione ogni volta che arriva un caso nuovo su cui lavorare (non dovrebbe essere studiato in via preliminare da uno psicologo e non da un avvocato?) o quando la richiesta esplicita che l’avvocato si limiti ad assistere all’audizione (ponendo eventuali domande solo in un secondo momento) viene vissuto come un attacco personale, e non come un pensiero condiviso all’interno della commissione. Un medico accetterebbe mai di essere sentito da un avvocato su una questione tecnica che riguarda la sua professione?

La deontologia non è solo una questione legale, ma sono la letteratura e le linee guida condivise dalla comunità scientifica che devono essere conosciute e rispettate, perché rappresentano veri e propri valori ai quali fare riferimento quando guardiamo alle nostre prassi professionali.

Il nostro lavoro contribuisce costantemente a costruire “giurisprudenza”, della quale una professione giovane come la nostra ha assoluto bisogno.

E c’è anche valore aggiunto di poter creare una cultura di gruppo condivisa, che trasmetta anche all’esterno, alla comunità dei colleghi la presenza di un pensiero pensato, depositato, solido

Non si tratta solo del “modo formalmente corretto di fare le cose”, come sostiene la coordinatrice della commissione, Barbara Bertani, di cui il gruppo AP ha già chiesto da tempo le dimissioni.

Così come non basta dire che ciascun consigliere è “responsabile individualmente” di ciò che vota.

Il gruppo di maggioranza è un gruppo silenzioso, ma quanto in coerenza ai loro “maïtre”?

Esempi: dal 2014 è accaduto che…

1) E’ accaduto che il caso di un formatore che forniva attestati di “esperto in ipnosi” sia stato archiviato perché la maggioranza OPL avrebbe accettato l’idea che “l’ipnosi sarebbe solo una tecnica di comunicazione”, che tutti possono usare. Voto politico o no, l’Ordine si è inginocchiato di fronte al grande formatore, uno schiaffo di fronte ai colleghi che studiano anni per specializzarsi in una tecnica che oggi apprendiamo che per l’attuale maggioranza può essere insegnata e usata da chiunque. Da domani quindi.. tutti ipnotisti!

2) E’ accaduto che venissero comminate sanzioni lievi a episodi gravi. Nel caso recentemente trattato dal Corriere della Sera (leggi qui) e dalle Iene (leggi qui) di fronte a una perizia che ha contribuito a una pesante condanna in sede penale veniva comminato un avvertimento. Come può essere? Delle due l’una: o il collega si è comportato correttamente, oppure le conseguenze sono tali da imporre una sanzione importante… Il senso d’ingiustizia, di decisioni prese altrove e per altre ragioni, è talmente forte da levare il sonno a più di un consigliere e perfino da far considerare le dimissioni di gruppo (vedi) rinunciandovi solo per un senso di dovere nei confronti dei colleghi che ci hanno dato a suo tempo fiducia.

3) E’ accaduto che nel caso di un collega che ha volontariamente generato una pericolosa campagna stampa (la sua posizione è qui www.iostocongiancarloricci.it), proprio in occasione della sua convocazione disciplinare, l’audizione debba essere rimandata per errori formali, pur essendo prevista ben cinque mesi prima. Ed era un caso considerato delicato da tutti i Consiglieri – maggioranza e opposizione – durante la seduta di apertura del procedimento. Un caso difficile, aperto nei confronti di un collega il cui operato è già stato valutato in passato, ben noto nel mondo della psicologia per alcune sue posizioni mediaticamente discutibili.

4) E anche fuori dal consiglio… è accaduto che a una collega che chiedeva con urgenza una consulenza per come muoversi, OPL rispondesse così. “Sì, art. 12 del cd ultimo comma e anche 2 comma art 13“. Ecco, così no, mwglio fare diversamente.