Massimo Recalcati alla Leopolda, come ‘Misery’

“Misery non deve morire” è una storia d’amore. Di un amore però cupo e sordo di gelosia, incapace di sopportare la separazione e il lutto. E’ l’amore di Annie per il personaggio di un serial. Incapace di sopportare la fine della saga di Misery, Annie rapisce lo scrittore inventore del personaggio e in una celebre scena lo immobilizza e con una possente mazza gli spezza la caviglia per impedirgli di realizzare il suo proposito e porre termine alla vita letteraria della sua eroina. E’, la storia di Misery che non deve morire, un emblema della difficoltà di cambiare.

Ora, Massimo Recalcati, è noto, il 6 Novembre alla Leopolda e ha tenuto un discorso. E ha proposto “da uomo di sinistra” alcune letture psicanalitiche dei vizi di una parte della sinistra italiana: “Un grande sintomo della sinistra massimalista è il conservatorismo, si interpreta l’eredità come una  tutela museale del testo costituzionale”. Ha proposto una posizione politica. Ma anche una realtà vista con le lenti della sua cultura, profondamente psicanalitica.

Le conseguenze sono state notevoli. La mattina successiva Recalcati si è ritrovato con alcuni problemi da risolvere: più di cento inviti in ogni parte d’Italia, e 1.034 nuove richieste di amicizia su Facebook, che per un lacaniano, di solito gente schiva e generalmente pallida anche d’estate, usa ad una comunicazione esoterica che non è affatto detto venga compresa miseryneppure tra loro è un evento discretamente destabilizzante.

Molti cittadini avevano sentito per la prima volta parlare uno psicanalista in una manifestazione politica. E a molti, udite udite, è piaciuto.

La comunità scientifica però, specie dei più giovani è invece insorta. Molti gruppi Facebook hanno dovuto fare intervenire i moderatori e in alcuni casi cacciare i più inquieti. Forse tra essi c’era anche qualcuno voleva anche cercare Recalcati e spezzargli una caviglia per non farlo tornare mai più alla Leopolda. Mai più uno psicanalista politico.

La prima critica, lo psicologo cortigiano

Molti si sono limitati a registrare notizia dell’incontro. E hanno provato fastidio. Hanno visto quell’incontro al vertice tra il più famoso psicanalista e il premier come un atto da cortigiani, pro domo sua.

Eppure per la prima volta a fianco del presidente del consiglio in carica c’era uno psicologo. La parola di un collega, che risuonava di concetti a noi familiari nella grande sala doppia della stazione fiorentina è sembrata vera, credibile, profonda, nuova e diversa.

E’ un riflesso anche biografico nel caso di Recalcati: è stata la sua parola, quella dello psicanalista, dei suoi libri ad accreditare Massimo, che non è figlio d’arte.

La seconda critica, il mito della neutralità e dell’astinenza

Cosa amano e odiano i vecchi? I vecchi amano: giocare a carte fra loro, leggere il giornale borbottando, l’odore stantio e rassicurante della loro casa. E i vecchi odiano: il chiasso dei bambini, i libri che parlano di cose strane, l’aria aperta, le cose che mettono dei dubbi.

Ora, qui di dubbi ne sono venuti a molti. Che brutta figura, ma come, uno psicologo che usa le proprie chiavi di lettura della realtà per interpretare il mondo? La politica? Il sociale? Alcuni sono arrivati a sostenere l’esigenza che lo psicologo “non prenda posizione”. O che intervenga solo “come cittadino”, cioè non dicendo cose da psicologo: ma come può se la sua lingua è quella, la sua cultura è forgiata da Freud e Lacan, di che deve parlare, di diritto, o di urbanistica?

Ci siamo scontrati con un mito mal riposto di astinenza sociale o di neutralità politica per lo psicologo in quanto tale. L’immagine dello psicanalista astinente dal mondo, sempre e comunque è spaventosa: è la fantasia perversa dell’analista che non può avere rapporti sessuali. Recalcati legato a un letto con le gambe spezzate come lo scrittore di ‘Misery non deve morire’

Mi domando se sia questa la ragione per cui troppo pochi psicologi prendono pubblicamente posizione su quei temi sociali che pure beneficerebbero di un serio approfondimento psicologico, dal fondamentalismo religioso alla genitorialità omosessuale alla violenza di genere.

E poi, diciamoci una verità.

Le nostre istituzioni sono state anche troppo frequentate da presidenti pallidi, timidi e paurosi. Nel timore di perdere qualche “grande elettore” trattano così gli Ordini professionali come bocciofile. Amano organizzare serate, conferenze, feste, incontri, presentazioni di libri.

Camminano invece sulle uova se gli parli di formazione in psicoterapia, evitano accuratamente il dialogo con le università sul futuro degli studenti che vengono oggi formati in sovrannumero, lasciano prosperare i formatori di abusivi. Le loro parole non fanno breccia, non riescono a convincere.

Mi sembra di ricordare che qualcuno tra coloro che oggi si scagliano contro Recalcati alla Leopolda c’era chi fino a ieri si chiedeva perché non esista ancora in Italia una legge sulla psicologia scolastica, sul trattamento dei minori autori di reato, sulla psicologia sostenibile.

Ora si può essere di destra o di sinistra, per il sì o per il no, ma mi pare che la voce di Massimo Recalcati come rappresentante della psicologia italiana sia infinitamente più funzionale, nella promozione della psicologia di quella di chi sta sul proprio scranno grazie a brogli elettorali o creando danni erariali da milioni di euro.

Peccato invidiare uno che ha fondato la propria credibilità solo ed esclusivamente sulla propria parola, che la parola di uno psicanalista. Peccato sentire il desiderio di immobilizzarlo, di riportarlo nello studio, di spezzargli la caviglia per fare vivere Misery per sempre.

Perché invece, forse oggi siamo di fronte al primo atto di parola che rende la nostra professione credibile di fronte al paese.

Mauro Grimoldi